lunedì 27 giugno 2016

I finalisti del premio Campiello 2016 e il loro comune denominatore


Il premio Campiello è uno dei premi letterari più importanti nel panorama italiano e, ovviamente, i libri finalisti sono considerati libri impegnati che trattano di temi interessanti.

Tuttavia, leggendo le quarte di copertina di questi cinque libri, ho avuto una strana sensazione di vaga tristezza, non dovuta al come sono scritti ma all'argomento: il Male e le sue sfaccettature.
Tutti e cinque infatti parlano, chi più chi meno, di guerre, catastrofi o di regimi spietati.
Eccoli in breve:
- Gli ultimi ragazzi del secolo di Alessandro Bertante: conflitto balcanico.
- Le cose semplici di Luca Doninelli: storia d'amore durante un periodo di guerre e carneficine.
- Le regole del fuoco di Elisabetta Rasy: 1° guerra mondiale.
- Il giardino delle mosche di Andrea Tarabbia: storia di un assassino.
- La prima verità di Simona Vinci: manicomio usato da un regime dittatoriale.

Piccola riflessione: possibile che non ci fossero stati libri meno depressivi di questi in concorso?
Nemmeno uno che narra una storia di critica sociale, (magari!) in tono ironico, brillante, senza peli sulla lingua. Qualcosa che faccia riflettere ma con un sorriso. Niente?

Solo libri tristi con argomenti che rasentano la depressione. E per chi sono?
Già vivo in un periodo storico incerto con crisi economica, crisi politica (vedi la Brexit), paura per attentati e leggo che i romanzi finalisti sono libri che trattano di guerre, stragi e via dicendo.
Una botta di allegria insomma!


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