mercoledì 26 giugno 2013

I cliché della scrittura (I°) --> L'eroe bello e bravo

L'eroe delle storie d'avventura è sempre lo stesso: bello, di carattere "nobile" e con capacità fisiche notevoli che, per forza, devono superare quelle dei suoi nemici. Ecco questo tipo di protagonista mi ha francamente stancato. Avrò letto un sacco di libri d'avventura e tutti che finiscono con la stessa solfa: l'eroe vince sempre e comunque... ma che noia! Insomma compro un libro che spero sia interessante, con intrighi, scene d'azione, i soliti morti (che ci stanno sempre), qualche storiella d'amore infarcita di romanticherie zuccherose e poi, come sempre c'è LUI che sistema ogni cosa, ogni problema, tra l'altro con una facilità e prontezza che i maschietti reali se lo sognano. Tant'è il pubblico vuole questo d'altronde i film d'azione tratti dai fumetti ne sono la conferma. Anche se, finalmente, almeno nei film gli eroi non sono poi così tanto perfetti e un lato oscuro ce l'hanno pure loro. Vallo però a spiegare ai romanzieri tipo Wilbur Smith o Christian Jacq che con i loro tomi occupano un'intera sezione delle librerie! Oltretutto questo stereotipo è la colonna portante anche dei romanzi fantasy che si nutrono anch'essi d'avventura e ovviamente devono finire bene perché, adesso, vanno di moda le trilogie e non si è mai letto che il protagonista muore nel primo capitolo (purtroppo...), sennò di che scrivono gli autori? Bella domanda, forse la risposta creerebbe nuova suspense, un nuovo filone d'avventura della serie: chi ha ucciso l'eroe bello e bravo? (E chi ha ucciso l'Uomo Ragno?)