sabato 30 novembre 2013

[recensione] "Il grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald

In questo romanzo, scritto in prima persona, l'autore, narrando le vicende che coinvolgono il protagonista borghese nella vita dissoluta del suo ricco vicino di casa (Gatsby), mette in risalto la contrapposizione ideologica tra il mondo onesto e laborioso del primo con il mondo corrotto e ipocrita del secondo.
Gatsby diventa così la caricatura del "self-made man" ovvero di colui che, dal nulla, è riuscito ad arrivare al successo e alla ricchezza. Il mondo di Gatsby viene però descritto dall'autore, attraverso le riflessioni del protagonista, come ipocrita e privo di scrupoli. Il tragico finale appare così come un modo per svelare l'inconsistenza della vita di un ricco tormentato da un sogno d'amore irrealizzabile. 
Quello che mi ha stupito, leggendo questo romanzo ben scritto, è proprio la figura di Gatsby: sicuro di sé all'apparenza ma estremamente impacciato e tormentato quando si tratta della donna che ama. Se devo essere sincera non sono riuscita a farmi piacere questo personaggio che reputo, alla fine, come uno stereotipo fine a se stesso. La figura del protagonista, invece, con le sue riflessioni e con il suo agire sempre in modo corretto, mi ha spinto a riconsiderare tutto il libro. Infatti, in realtà, Gatsby non è il fulcro del libro ma è solo il pretesto per analizzare, a volte in modo positivo e altre in modo critico,  uno spaccato della società dell'epoca in cui vive il protagonista/autore. 

martedì 15 ottobre 2013

L'utilità dei premi letterari

Tralasciando i pochi premi letterari a livello nazionale tipo il Campiello dove i libri vincitori arrivano effettivamente in libreria, spesso mi chiedo: sono utili tutti gli altri micro premi letterari? E soprattutto vincerli? 
Io credo di no. 
Ecco i motivi:
- i concorsi letterari in Italia sono tantissimi e spesso sono organizzati da case editrici piccolissime e sconosciute ai più. Se vinci fa curriculum (?!) ma poi il libro arriva in libreria? Viene pubblicizzato a dovere? Io fino ad ora non ho visto alcun libro vincitore di tali premi in libreria...; 
- la partecipazione è quasi sempre a pagamento (dai 20€ in su). Francamente pagare per essere letta mi sembra davvero assurdo;
- la giuria è costituita da emeriti e facoltosi sconosciuti. Sui bandi spesso c'è l'elenco della giuria composta da professori, giornalisti, filosofi ecc... che pochissimi conoscono. Insomma si va alla cieca;
- procedure di invio macchinose. L'invio tramite email non è consentito (e non capisco il motivo). E' invece obbligatorio inviare almeno 6 copie cartacee magari scritte in formato A5 e "opportunamente rielaborate ai fini delle migliori esigenze editoriali" (cit.); 
- bisogna fare attenzione al genere letterario e al range di caratteri (spazi inclusi) scritto sul bando. Guai a inviare raccolte di poesie o di racconti, biografie o saggi se il bando le vieta (e li vieta quasi sempre).
In ogni caso tutto il materiale inviato non verrà restituito ergo verrà eliminato/bruciato.
- dubbi sull'effettiva partecipazione del libro al premio. Questo è il mio più grande dubbio: tutti quei romanzi spediti in buona fede, dopo aver pagato la tassa di lettura e aver seguito fedelmente la procedura d'invio, vengono davvero letti e valutati dalla giuria? E chi vince è davvero uno scrittore emergente (un illustre sconosciuto mio pari) o è il solito raccomandato?

Come "artista", in quanto mi diletto a dipingere, vorrei fare ora un paragone con i "concorsi di pittura" ovvero le rassegne, mostre o fiere d'arte.
- alcuni sono "a tema" ma la maggioranza è a contenuto libero ovvero si può inviare qualsiasi tipo di soggetto dipinto; 
- l'invio delle opere ha una procedura ben precisa: si invia tramite email le foto delle opere al concorso e, se i dipinti vengono reputati interessanti, si viene ricontattati per la spedizione delle stesse con tanto di scheda d'adesione da firmare e la quota di partecipazione che, solo a questo punto, deve essere pagata. (dai 50€ in su).
- la visibilità delle opere in mostra è assicurata. 
L'ultimo punto è senz'altro il più importante in quanto gli artisti sono certi che le loro opere arriveranno al pubblico ed è questa la differenza sostanziale tra queste due tipologie di concorso. 
Non capisco poi perché non si possa creare un concorso letterario con la stessa procedura di una mostra d'arte. Lo scopo è in fondo il medesimo: arrivare al pubblico e quindi al potenziale acquirente. 

Ecco quindi la mia idea:
1 l'invio dei romanzi deve ricalcare la procedura per l'invio dei quadri ovvero si invia tramite email la sinossi e le prime venti o trenta pagine del romanzo e, solo se i romanzi vengono reputati interessanti, si viene ricontattati per l'invio dell'intero romanzo. Solo a questo punto la quota di partecipazione deve essere pagata. (che potrebbe benissimo essere facoltativa)
2 non c'è uno specifico genere letterario né un range di caratteri (spazi inclusi) da seguire. Qui è importante la qualità, non la quantità. 
3 apertura ai libri editi, già pubblicati con piccole c.e. o autopubblicati (non tramite c.e. a pagamento). 
abolire le giurie. Al loro posto creare tramite scrematura delle anteprime (vedi punto 1) una rosa di dieci o venti romanzi. La rassegna letteraria durerà perciò o dieci giorni o venti giorni. Ogni giorno si avrà quindi la presentazione di uno dei romanzi con intervista all'autore, lettura di pagine del libro, dibattito sulle stesso e così via.
nessun libro vince nulla ma la visibilità è garantita e probabilmente anche le vendite.

Questa idea mi sembra ancora un'utopia... Le case editrici infatti si sono fossilizzate sulla ricerca di sempre nuovi esordienti e di novità letterarie invece di puntare sui libri già editi che, spesso, non hanno una giusta pubblicità e cadono in poco tempo nell'oblio.
Nel frattempo eviterò con scrupolo tutti questi pseudo premi letterari che non valgono nulla, sperando che la mia idea venga letta un giorno da qualche addetto ai lavori e venga capita e, magari, attuata.
(Sì sogno a occhi aperti...)



mercoledì 28 agosto 2013

Come scrivere un romanzo interessante

In questo articolo vengono elencati e spiegati i motivi per cui un lettore non compra un determinato romanzo. Leggendolo mi è sembrato che l'articolista scrivesse di cose ovvie e risapute ma non fa male rileggerle.
I motivi citati sono questi:
- scrittura mediocre: non basta mettere insieme le frasi per ottenere una scrittura originale e nemmeno, all'opposto, creare una scrittura "futuristica" con frasi tipo sms o peggio. Il punto fondamentale è creare tramite la narrazione, che deve essere fluida e poco prolissa, l'interesse nel lettore. Facile? Difficile? Di certo chi ama scrivere conosce già la risposta.
- trama ridicola: le trame che non hanno senso logico sono illeggibili ma quelle "fotocopia" sono ancor peggio perché manca totalmente il requisito principale: l'originalità (vedi a questo proposito le fanfiction e i romanzi fantasy attuali che di originalità ne hanno ben poca).
- protagonista antipatico: chi scrive dovrebbe sapere che il protagonista deve piacere al lettore e non a lui. Quindi è inutile e controproducente creare un personaggio autobiografico o peggio autoreferenziale. I romanzi in prima persona ne sono zeppi purtroppo...
- testo noioso: se dopo le prime venti pagine il primo impulso è quello di contarle per vedere quante ne mancano alla fine del libro o a saltarle per vedere se la trama migliora, beh allora hai scovato un libro noioso. Della serie "ritenta, sarai più fortunato". Rimedi? Leggi un altro libro e se sei l'autore riscrivilo!
E come sta scritto nell'articolo: "Find out the things readers don’t like, then . . . don’t do those things." ovvero "scopri le cose che non piacciono ai lettori e poi... non scriverle".  


venerdì 19 luglio 2013

[recensione] "Serenata" di James M. Cain

Questo libro narra, in prima persona, le vicende di un famoso cantante lirico americano che, persa la voce, si ritrova a vagabondare a Città del Messico dove incontra una prostituta indigena di cui si innamora. Questo è solo l'incipit di un romanzo in cui vi si trova tutto: dalla storia d'amore, agli intrighi con colpi di scena fino al tragico finale che non ci si aspetta. 
Il confronto tra la cultura americana e quella indigena messicana è alla base di questo romanzo in cui l'autore riesce, in modo perfetto, a dar voce a queste due realtà culturali impersonate dai due protagonisti. La narrazione in prima persona è inoltre molto azzeccata in quanto l'autore riesce, tramite la voce narrante del protagonista, a coinvolgere e a far riflettere il lettore. Infatti non è una narrazione statica e descrittiva dei fatti, come avviene purtroppo per la maggioranza dei romanzi in prima persona, ma il protagonista/narratore dialoga col lettore a volte criticando e a volte elogiando personaggi, fatti e luoghi che vengono narrati. Questo tipo di stile narrativo, molto coinvolgente, mi ha ricordato a tratti lo stile del romanzo "Il giovane Holden" di Salinger che ritengo essere uno dei libri, narrati in prima persona, meglio riusciti. 
Il libro è piacevole anche se la parte centrale, a causa delle descrizioni di opere liriche e di personaggi secondari legati a Hollywood, mi ha un po' annoiato; ciò nonostante questo romanzo è coinvolgente e interessante: da leggere.  

martedì 9 luglio 2013

I cliché della scrittura (II°) --> narrare = descrivere

Per me leggere un buon libro significa immedesimarmi nella storia, rivivere le emozioni dei personaggi e, se il libro è davvero scritto bene, emozionarmi. Non sempre questo accade, anzi ultimamente leggo libri che mi annoiano e che a fatica riesco a finire. Le cause, ovviamente, sono molte: sono parecchio esigente in fatto di genere e di stili narrativi oppure è una trama già letta e riletta ma, soprattutto, le descrizioni sono infinite! Non capisco proprio il motivo che spinge l'autore a scrivere pagine focalizzandosi su ogni particolare della scena. Le descrizioni prolisse sono senz'altro uno dei motivi per cui comincio a detestare il libro e l'autore. Poi se la descrizione è in prima persona apriti cielo! Esempi: "Vedevo questo ... (inizio della descrizione dell'intera scena)" oppure "c'era quel tale che ... (descrizione del personaggio)" o peggio ancora: "mi sentivo/mi sento ... (seguita da una pagina di descrizione del proprio stato d'animo)" o ancor peggio durante un dialogo.
Se devo essere sincera le descrizioni più lunghe di un paragrafo le ho sempre evitate saltando, a volte, pagine intere per tornare alla narrazione vera e propria. Il punto è che non ho mai perso nulla della trama o dell'intreccio dato che di solito le descrizioni sono informazioni che servono a specificare qualcosa che, secondo l'autore, serve per far immedesimare meglio il lettore nella storia. Appunto secondo l'autore... non secondo il lettore che, forse, se la narrazione fosse più snella da quelle inutili righe, magari utilizzerebbe un po' di più l'immaginazione che di certo non guasta. 

lunedì 1 luglio 2013

Catfish - false identità

Ieri ho visto Catfish in streaming e devo dire che la storia mi ha fatto riflettere. In breve la storia parla di un ragazzo, un fotografo, che si innamora di una ragazza via facebook e poi scopre che è una donna sposata, insomma un'altra persona.  
Dopo aver visto il film, da cui hanno tratto una serie su mtv, ho cercato il protagonista su facebook e ho scoperto che ha più di una pagina personale. Fare un film e una serie sulle false identità per poi averne più di una mi sembra un contro senso. Tra l'altro tutte le persone famose hanno, su fb, molti account personali falsi. Mi domando il motivo di questo fatto, insomma un conto è una fan page e un altro spacciarsi per la persona famosa. Lo trovo davvero inutile e illusorio pensare di aggiungere un "vip" ai propri contatti quando in realtà dietro all'immagine si nasconde tutta un'altra persona. 
Il bello di tutto questo è che i fan ci credono; credono che dietro alle decine di account personali si nasconda sempre il loro idolo. Che tristezza! 

mercoledì 26 giugno 2013

I cliché della scrittura (I°) --> L'eroe bello e bravo

L'eroe delle storie d'avventura è sempre lo stesso: bello, di carattere "nobile" e con capacità fisiche notevoli che, per forza, devono superare quelle dei suoi nemici. Ecco questo tipo di protagonista mi ha francamente stancato. Avrò letto un sacco di libri d'avventura e tutti che finiscono con la stessa solfa: l'eroe vince sempre e comunque... ma che noia! Insomma compro un libro che spero sia interessante, con intrighi, scene d'azione, i soliti morti (che ci stanno sempre), qualche storiella d'amore infarcita di romanticherie zuccherose e poi, come sempre c'è LUI che sistema ogni cosa, ogni problema, tra l'altro con una facilità e prontezza che i maschietti reali se lo sognano. Tant'è il pubblico vuole questo d'altronde i film d'azione tratti dai fumetti ne sono la conferma. Anche se, finalmente, almeno nei film gli eroi non sono poi così tanto perfetti e un lato oscuro ce l'hanno pure loro. Vallo però a spiegare ai romanzieri tipo Wilbur Smith o Christian Jacq che con i loro tomi occupano un'intera sezione delle librerie! Oltretutto questo stereotipo è la colonna portante anche dei romanzi fantasy che si nutrono anch'essi d'avventura e ovviamente devono finire bene perché, adesso, vanno di moda le trilogie e non si è mai letto che il protagonista muore nel primo capitolo (purtroppo...), sennò di che scrivono gli autori? Bella domanda, forse la risposta creerebbe nuova suspense, un nuovo filone d'avventura della serie: chi ha ucciso l'eroe bello e bravo? (E chi ha ucciso l'Uomo Ragno?)

martedì 26 marzo 2013

[recensione] "Il ventre di Parigi" di Emile Zola

Questo romanzo, dopo aver letto "Nanà", mi ha deluso: non posso infatti fare a meno di contrapporre questi due libri di Zola. 
"Nanà" narra la storia di una cocotte e dei suoi intrighi amorosi in un romanzo in cui l'autore riesce perfettamente a mescolare scene di vita mondana, descrivendole in ogni suo particolare, con una narrazione concisa e brillante. "Il ventre di Parigi" invece è un collage di descrizioni minuziose dei mercati parigini in cui la storia del protagonista rimane purtroppo in secondo piano. Anche gli altri personaggi sono trattati come della macchiette che sembrano inseriti nel racconto solo per  dare risalto alla bellezza ora degli ortaggi, ora della frutta, ora dei pesci e via dicendo. 
La trama poi è davvero poco avvincente: d'altronde il perno del libro è la routine del popolino e dei commercianti che trascorrono la loro vita tra i banchi del mercato. 

lunedì 14 gennaio 2013

[lettura consigliata] "Ritratto di signora" di Henry James

Trama: Isabel Archer, seguendo il consiglio di sua zia Touchett, decide di lasciare il suo paese natio in America per visitare e conoscere i propri zii e il proprio cugino che risiedono in Inghilterra. Il tempo trascorre e dopo la scomparsa dello zio che le lascia in eredità una fortuna, e dopo aver declinato due pretendenti: un lord inglese e un imprenditore americano, Isabel decide di conoscere il mondo in compagnia di sua zia e si trasferisce a Firenze. Qui conosce, tramite la sua nuova amica madame Merle, il suo futuro sposo che però, dopo il matrimonio, si rivelerà essere una persona estremamente egocentrica e con un segreto inconfessabile. 

L'autore: Henry James nacque a New York il 15 aprile 1843 e morì a Londra nel 28 febbraio 1916. Fratello del filosofo e psicologo William James e della scrittrice Alice James, James fu uno scrittore prolifico e un critico letterario statunitense. Molti dei suoi romanzi divennero soggetti cinematografici e televisivi, tra i quali i più famosi sono "Ritratto di signora" del 1996 diretto da Jane Campion e "The Others" del 2001 diretto da  Alejandro Amenábar.
Ambientazione: la storia si svolge per la prima parte in Inghilterra, a Gardencourt, per poi spostarsi in Italia: prima a Firenze e poi a Roma.
Personaggi principali:
  • Isabel Archer: è la protagonista del romanzo. E' una giovane americana indipendente e sognatrice ma gli eventi e le persone che incontra nel corso della sua vita la influenzano facendole cambiare idea sulla sua visione del mondo, divenendo così una donna cinica e molto triste. 
  • Ralph Touchett: è il cugino di Isabel. Di salute cagionevole, è una persona saggia e ironica. 
  • Gilbert Osmond:  è un uomo colto, raffinato e molto intelligente ma estremamente egocentrico e narcisista. 
  • Madame Merle: è un'amica della signora Touchett, zia di Isabel, e soprattutto un'amica intima di Osmond. E' una donna di ottime maniere ma, apparentemente gentile, è uno dei personaggi "ambigui" del romanzo. 
  • Henrietta Stackpole: è una giornalista e rappresenta, con il suo atteggiamento franco e sincero, la mentalità americana del periodo storico dell'autore. 


Linguaggio: l'autore narra le scene e le vicende descritte nel romanzo focalizzandosi sulle personalità dei personaggi e, in questo modo, la storia appare nitida e senza punti oscuri. Inoltre lo stile narrativo non è prolisso ma, anzi, semplice e scorrevole. 
Messaggio: < non è oro tutto ciò che luccica >
Giudizio: questo romanzo mi è piaciuto non solo per la trama che è interessante ma, soprattutto, per il significato profondo del testo. Infatti la protagonista è una persona comune con i suoi sogni, le sue speranze e con i suoi limiti, dubbi ed errori. Questo libro è infatti la rappresentazione e, come da titolo, il ritratto di una donna prima di una signora. La fine così tragica e fatalista è inoltre perfetta perché si distacca dall'immagine stereotipata dell'eroe che, alla fine, riesce sempre a vincere contro le avversità della vita. Ecco questo libro è l'opposto: racconta infatti una storia che, pur nella sua finzione, è estremamente realistica e piena di significato. 
A chi lo consiglio: a tutti.

domenica 6 gennaio 2013

Recensioni di autori emergenti

Di seguito le mie personali recensioni di autori emergenti.
(elenco in aggiornamento)

- La morte è soltanto il principio di Rita Carla Francesca Monticelli (ebook)
Questo ebook è ispirato alle vicende legate al film "La Mummia". Il testo è quindi poco originale in quanto i protagonisti sono gli stessi del film e la trama è praticamente la continuazione di quello che si è visto al cinema. Non ci sono novità interessanti nello sviluppo della storia e, anzi, vengono ripetuti gli stessi colpi di scena del film (come il ritorno alla vita della mummia e altri). I personaggi non evidenziano caratteristiche innovative rispetto alla trasposizione cinematografica e nel complesso l'autrice non aggiunge nulla di proprio al testo.
Sembra quindi, più che un testo ispirato ad un film, un vero e proprio copia-incolla o un remake dello stesso. La narrazione è comunque scorrevole e la lettura è semplice e poco prolissa.  

- Il velo che ricopre le tenebre di Gerardo Guerra, ed. (?).
Questo libro racconta le vicende di alcuni ragazzi alle prese con un libro misterioso. La storia, narrata in prima persona e ambientata ai giorni nostri, si intreccia ai concetti esoterici di stregoneria, ombre e demoni per sfociare in un finale da genere fantasy-thriller. 
Se devo essere sincera la storia di per sé non è male anche se avrei preferito un maggiore approfondimento del racconto sulla strega che si alterna alla trama del romanzo solo per i primi otto capitoli dei ventitré presenti.  
Inoltre l'impaginazione del romanzo risulta essere leggermente caotica non tanto per i dialoghi in stile "sceneggiatura" ma per alcune frasi scritte tutte in corsivo o scritte senza spazi, e soprattutto per le note (che dovrebbero essere a piè di pagina o a fine libro) scritte semplicemente in minuscolo e inserite nella narrazione, che viene così spezzata a tratti da paragrafi esplicativi che rallentano lo svolgersi delle vicende narrate.
Ho infine apprezzato la descrizione della città di Praga dove si svolge parte della storia e trovo interessante l'idea dell'autore di impostare il libro come una sceneggiatura e non come un "romanzo". 

- Il meglio deve ancora venire di Chiara Ruggiero, ed. Arduino Sacco Editore.
Questo libro racconta l’esperienza dell’autrice con l’associazione W.W.O.O.F. (World Wide Opportunities Organic Farm). Le vicende narrate si svolgono in Inghilterra e sono narrate in prima persona. La narrazione risulta in questo modo personale: con le opinioni e le introspezioni che l’autrice aggiunge per spiegare gli accadimenti vissuti in prima persona. Essendo un testo autobiografico la vicenda personale della coppia protagonista risulta in primo piano rispetto al progetto del W.W.O.O.F. infatti, fin dalle prime pagine, l’autrice racconta e analizza la personalità del proprio compagno soffermandosi spesso in considerazioni estremamente personali. 
La lettura è scorrevole e piacevole e trovo interessante la conclusione che motiva la scelta del titolo.


- Paris is only a background di Cristina Contilli, ed Lulu.
Questa storia offre degli spunti narrativi interessanti in quanto narra la vicenda amorosa di due personaggi realmente esistiti. Tuttavia, sebbene le premesse siano ottime, la brevità dei capitoli non riesce a dare fluidità alla storia perché poco approfondita e di conseguenza il racconto sembra un insieme di episodi fini a se stessi. La lettura, scorrevole e lineare, rimane comunque piacevole.

- Zona infetta di Giustina Gnasso, ed. 0111 edizioni.
Questo breve romanzo adotta una scelta narrativa un po' azzardata. Il ritmo della narrazione, che all'inizio è frantumato in capitoli dove vengono elencati alcuni episodi della vita abitudinaria dei personaggi, accelera nel momento in cui i protagonisti lottano contro gli "inquinati". 
La prima parte appare in questo modo tediosa in confronto all'episodio che è il centro focale del romanzo stesso e che, purtroppo, è relegato in soli tre brevi capitoli. 
L'argomento trattato è tuttavia interessante e la presenza di una poesia nell'ultimo capitolo è piacevole.