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mercoledì 15 febbraio 2012

[lettura consigliata] "La valle dell'Eden" di John Steinbeck

Trama: nella valle del Salinas in California vive una famiglia di contadini. Il padre impone ai suoi due figli un'educazione militare e costringe il primogenito Adam ad arruolarsi. Dopo molti anni trascorsi nell'esercito Adam torna finalmente a casa dove rimane per qualche tempo. Un giorno, insieme al fratello, Adam soccorre una ragazza ferita di cui si innamora follemente e ben presto la sposa. Sua moglie è però una donna fredda e calcolatrice e, una volta dati alla luce due gemelli, decide di andarsene e di diventare la proprietaria di un bordello, ma per far questo spara ad Adam che precipita in un periodo di depressione. Con lo trascorrere degli anni Adam riesce a dimenticarla occupandosi dei suoi due figli Cal e Aaron, con l'aiuto di un suo amico irlandese e del suo servitore cinese. Una volta ragazzo Cal, il più cupo dei due gemelli, scopre chi è veramente sua madre e per vendicarsi di suo fratello, che per la sua gentilezza e bellezza è amato da tutti e maggiormente dal padre, gli fa conoscere sua madre. Aaron, inorridito e disperato da quella scoperta, si arruola nell'esercito e poco tempo dopo muore in un combattimento contro i tedeschi durante la prima guerra mondiale. Adam si riammala di nuovo e Cal, disperato da ciò che ha fatto, gli chiede perdono ottenendolo solo con una parola ebraica: "Timshel" ovvero "tu puoi".

L'autore: John Steinbeck nacque a Salinas in California nel 1902. Dopo un'educazione scolastica incompleta visse per un certo periodo dei più disparati mestieri. Si trasferì poi a New York come giornalista dove, nel 1935, il racconto "Tortilla Flat" (piano della Tortilla) segnò il suo primo grande successo. Nel 1937 scrisse "Uomini e topi" che gli valse il premio Pulitzer, seguito dal suo capolavoro "Furore", epica rappresentazione della lotta di classe in America. Tra la produzione degli ultimi anni i libri più significativi sono "La valle dell'Eden" e "L'inverno del nostro scontento".
Ambientazione: l'intera storia si svolge nella valle del Salinas nella California settentrionale.
Personaggi più importanti:  
  • Adam Trask:    è il protagonista del romanzo. E' un uomo sensibile e spesso è influenzato dalle sue emozioni e dalle sue sensazioni;
  • Cathy Trask: è la moglie del protagonista ed è il personaggio "cattivo" della storia. E' una donna calcolatrice e senza cuore;
  • Caleb Trask (detto Cal): è il figlio del protagonista ed è l'opposto del fratello gemello Aaron. E' un ragazzo pieno di contraddizioni: cerca di fare del bene agli altri ma in realtà causa solo problemi e dolore alla propria famiglia;
  • Aaron Trask: è il fratello di Cal. E' di bell'aspetto e ha un carattere dolce e gentile ma non accetta il mondo circostante se non lo ha creato lui;
  • Li: è il servitore cinese della famiglia Trask. E' un buon uomo e un ottimo consigliere che aiuterà più di una volta lo stesso Adam e i suoi figli in situazioni difficili e complicate;
Linguaggio: l'autore utilizza un linguaggio chiaro e semplice arrichito da intendimenti moralistici attraverso l'intreccio di spunti simbolici e di una fantasia di mito. Ci sono molte descrizioni dove l'autore utilizza termini più specifici e ricercati, soprattutto nelle descrizioni di luoghi e personaggi.
Messaggio: la religione ha un ruolo importante nella vita delle persone perché porta speranza nel cuore disperato e gioia a chi sa ascoltare se stessi e gli altri. Infatti nel romanzo l'ultima parola del protagonista, che sancisce il suo perdono verso il figlio, è "Timshel", una parola ebraica che significa "tu puoi" ovvero "puoi scegliere la tua strada, percorrerla lottando, e vincere".
Giudizio:  questo romanzo è molto interessante perché la narrazione della storia si collega a fatti storici realmente accaduti che si collegano a loro volta a ideologie e miti alimentati dal popolo americano di quell'epoca. Infatti il romanzo è articolato in modo tale che la saga familiare vada a pari passo con l'evoluzione della società americana. La prima parte, però, in cui si descrive gli antenati dei protagonisti, può risultare monotona e deviante verso la vera vicenda che inizia dalla seconda parte del romanzo.
A chi lo consiglio: a tutti coloro che amano questo genere di narrativa in cui storia reale e vicende fantastiche si incrociano sullo sfondo delle contraddizioni, dei sogni e delle ideologie della società americana contemporanea abilmente descritte dall'autore.

giovedì 9 febbraio 2012

[recensione] "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano

Ho letto questo romanzo, incuriosita più per il clamore suscitato dal libro che dalla storia in sé. Ebbene... personalmente l'ho trovato noioso e scontato. La storia narra della vita dei due protagonisti: entrambi con un'infanzia difficile e traumatizzante alle spalle. Questi due personaggi vivono la loro banale vita, scandita da episodi che ricordono i telefilm da nerd "made USA" che vanno tanto di moda oggi, con il peso del loro trauma infantile. Il punto è che non sono traumi da poco, cosucce che  possono capitare a tutti i bambini, ma veri e propri casi da psicologo. Infatti il ragazzo cresce con il rimorso di aver abbandonato la sorella gemella al parco e la ragazza cresce con la gamba storpia causata da un incidente con gli sci. Quello che mi ha stupito, leggendo la storia, è il fatto che l'autore non faccia riferimento a un aiuto concreto dall'esterno come psicologi, associazioni o quant'altro e perfino le famiglie dei protagonisti sembrano vivere in un mondo apatico e irreale. Solo una volta l'autore accenna, in un'unica frase, che il ragazzo era stato costretto ad andare dallo "strizzacervelli" e poi più nulla. I protagonisti, abbandonati a se stessi, cercano così di affrontare la loro vita e il loro trauma alla loro maniera ovvero uno diventa autolesionista e l'altra anoressica. 
Ora, tralasciando il fatto che l'argomento del trauma di per se stesso è trattato nel testo con superficialità, mi chiedo quale morale volesse dare l'autore tramite la sua storia. Infatti, arrivata alla fine, non ho compreso quello che volesse comunicarmi. Voglio dire: se questo testo fosse un semplice romanzo di svago la storia non rientrerebbe in alcun sottogenere sentimentale dato che l'intreccio è lineare e non ci sono colpi di scena eclatanti. Fortunatamente la narrazione è scorrevole e non prolissa quindi di facile lettura ma, a ben vedere, questi aspetti positivi non rendono giustizia ad un testo che sembra, nella struttura narrativa, un semplice susseguirsi di eventi. Il romanzo appare, sotto questo punto di vista, una semplice descrizione della vita dei protagonisti senza approfondimento sul tema portante della storia stessa: il sentirsi diverso. 
Anche il titolo "la solitudine dei numeri primi" non ha di per sé alcun significato in quanto è solo una consuetudine dei matematici l'analisi di questi numeri, però dovrebbe essere letta come una metafora della vita dei due protagonisti. Sbagliato! La metafora non può sussistere perché i due personaggi non sono come i numeri primi in quanto hanno scelto di esserlo e non lo sono a priori. Mi spiego: mentre i numeri primi esistono in quanto tali, i protagonisti non nascono "diversi" ma lo diventano e in modo del tutto cosciente. In definitiva credo che questo romanzo abbia delle premesse interessanti come, appunto, il tema della diversità e del trauma ma, ahimé, tutto rimane in sospeso, senza alcuna soluzione e, forse, è proprio questo il messaggio che voleva comunicare l'autore...(?).

Libro sconsigliato