lunedì 10 dicembre 2012

Il questionario di Proust


Girovagando per il web ho trovato questo questionario con le risposte di Marcel Proust. 

Leggendo quello che ha scritto mi ha fatto sorridere soprattutto questa risposta: 


Stato attuale del mio animo. 
Il fastidio di aver pensato a me per rispondere a tutte queste domande. 


Semplicemente geniale! 



lunedì 3 dicembre 2012

Riflessioni da "Il Gattopardo"

Il romanzo "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa è molto interessante e offre degli spunti di riflessione. Quello che propongo qui di seguito è un brano in cui Don Fabrizio, principe di Salina, espone a Chevalley le sue idee riguardo i siciliani. 
Consiglio la lettura di questo libro anche perché i meccanismi sociali e culturali descritti nel libro sono presenti tutt'oggi nella nostra società. 

"[...] noi Siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto "adesione" non "partecipazione". In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento; adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene; per conto mio credo che parecchio sia stato male; ma voglio dirle subito ciò che Lei capirà da solo quando sarà stato un anno fra noi. In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare". Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il "la"; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemila cinquecento anni siamo colonia. Non dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso."
Adesso Chevalley era turbato: "Ma ad ogni modo questo adesso è finito; adesso la Sicilia non è più terra di conquista ma libera parte di un libero stato."
"L'intenzione è buona, Chevalley, ma tardiva; del resto le ho già detto che in massima parte è colpa nostra; Lei mi parlava poco fa di una giovane Sicilia che si affaccia alle meraviglie del mondo moderno; per conto mio mi sembra piuttosto una centenaria trascinata in carrozzella alla Esposizione Universale di Londra, che non comprende nulla, che s'impipa di tutto, delle acciaierie di Sheffield come delle filande di Manchester, e che agogna soltanto di ritrovare il proprio dormiveglia fra i suoi cuscini sbavati e il suo orinale sotto il letto." 

mercoledì 14 novembre 2012

[recensione] "Il vichingo" di Tim Severin

Leggendo questo romanzo mi sono chiesta più volte il motivo della dicitura romanzo storico dato che l'intera storia narrata si basa su leggende quindi, a rigor di logica, non su fatti realmente accaduti. Tralasciando questo dubbio ho affrontato la lettura del libro con entusiasmo dato che le storie nordiche mi sono sempre affascinate con il loro misticismo e le loro saghe ma, ahimè, sono rimasta delusa sotto questo aspetto. Tutto il romanzo è infatti solo il riassunto in prima persona della vita del protagonista. 
La narrazione è piatta con descrizioni superficiali di luoghi e le azioni e le scene di guerra vengono esposte in modo sbrigativo. La noia quindi ha preso il sopravvento sull'iniziale entusiasmo e, in definitiva, mi sento di bocciare questo romanzo per le premesse non mantenute. Questo libro infatti dovrebbe far immergere il lettore in un mondo antico e mistico e invece è solo uno dei tanti libri pseudo-storici che non trasmettono alcunché. L'unica cosa che salvo è la copertina che è stupenda e che mi ha invogliato a comprare il libro "a scatola chiusa".  

giovedì 25 ottobre 2012

Dilemmi da pseudo-scrittore: che editore scegliere e come far conoscere i propri scritti?

Il mondo dell'editoria, per chi non lo sapesse, è un insieme di editori piccoli e grandi, di editori a pagamento e free oltre alla categoria degli outsider ovvero le tipografie e i self-publishing. 
Inoltre sul web sono presenti liste di editori a pagamento che vengono marchiati come truffaldini. Ora, al di là del fatto che operano nella legalità, lo pseudo-scrittore dovrebbe sapere che se, nel contratto di pubblicazione, l'editore chiede un contributo spese di più di 1000€ e lui firma questo non fa dell'editore un truffatore ma è semplicemente lui, lo pseudo-scrittore, a essere un fesso colossale.
Chiusa questa parentesi che mi sembrava doverosa volevo riflettere ora sulla visibilità che dona il marketing spietato dei grandi editori. Il mercato del libro in Italia è infatti controllato da pochi editori e ciò che rimane, le briciole per lo più, se lo contendono gli "altri" di cui sopra. Ora, chi ha la fortuna o il merito (beh diciamo che il fattore C conta molto) di pubblicare con un big dell'editoria ha la possibilità di farsi conoscere ai lettori anche se non è matematicamente certo. Quelli invece che pubblicano con le piccole c.e. free ne hanno solo la speranza. (Gli editori a pagamento non li considero perché non hanno materialmente mercato). 
Che fare allora? La scelta dello pseudo-scrittore ricade ovviamente sui big che hanno tempi di valutazione infiniti e, purtroppo, non hanno la decenza di spedire il loro esito negativo così lo scrittore non sa neanche se il libro è arrivato a destinazione, se è stato letto o se è stato cestinato. Misteri da "Voyager" insomma. Non resta che optare per le piccole c.e. (e meno male che qui i responsi arrivano) però la pecca di questi editori è la distribuzione che spesso è locale o solo tramite il loro sito. In definitiva è come non pubblicare dato che al grande pubblico il libro non arriva e tocca all'autore farsi pubblicità a proprie spese.
Una domanda a questo punto sorge spontanea: ma allora non è meglio arrangiarsi del tutto? Tanto la fatica per farsi notare è la stessa.
Propongo quindi la terza via che è più avventurosa e francamente più interessante dato che sono i lettori a giudicare il romanzo e non gli editori (che non sempre scoprono il best-seller dell'anno anzi).

Parto quindi dal problema della visibilità che come ho spiegato sopra è dovuto al marketing dell'editore o, mal che vada, alle risorse personali dell'autore. Per quanto mi riguarda consiglio, per ovviare a questo problema, questo sito: Wattpad in cui è possibile pubblicare i propri scritti. La visibilità di questo sito è molto alta dato che è la community di condivisione di ebook più famosa al mondo. L'autore ha quindi la possibilità di farsi conoscere e di capire se ai lettori piace il proprio scritto oppure no. Ovviamente se lo scritto, dopo qualche mese, ha totalizzato meno di 100 visualizzazioni allora è probabile che non sia così eccelso. 
Questo sito offre anche la possibilità di collegare il proprio blog, sito, pagina fb e twitter alla propria pagina personale e, cosa più importante, è collegato ad altri siti che trovo interessanti. Eccoli qui:
Smashwords: con questo sito si può creare un ebook in vari formati (pdf, epub e altri) che può essere scaricato gratuitamente oppure dopo aver pagato il prezzo scelto dall'autore. Questo sito è collegato a parecchie piattaforme per ebook tra cui, la più importante, itunes di apple. Piccola pecca: il lettore, per scaricare o comprare l'ebook deve iscriversi gratuitamente al sito. Consiglio quindi l'uso di itunes per l'acquisto del libro.
Lulu: self-publishing. Obbliga solo l'acquisto della copia di "prova". L'unica pecca è il costo di spedizione che fa aumentare il prezzo finale del libro di parecchio (che comunque viene deciso dall'autore). 
Podiobooks: collegato al sito Smashwords. Con questo sito è possibile creare un audiolibro a capitoli che può essere scaricato dalla pagina personale dell'autore. Pecca: sito totalmente in inglese, anche le istruzioni per creare i file audio. Consiglio l'uso del programma GarageBand/Podcast del Mac per realizzare i file. 

Altri siti (non collegati a Wattpad) che reputo interessanti: 
CreateSpace: self-publishing legato alla piattaforma Amazon. Simile a Lulu; totalmente in inglese.
- ilmiolibro: piattaforma italiana di self-publishing. Obbliga l'acquisto della copia di "prova". Pecca: il servizio "codice ISBN" è a pagamento ed è inserito nell'offerta "circuito Feltrinelli" sempre a pagamento. Il libro può comunque essere acquistato anche senza codice ISBN. Il lettore deve inoltre iscriversi gratuitamente al sito per poter acquistare il libro.

ps: questi siti sono strumenti per creare libri, ebook e audiolibri e per aumentare la visibilità degli stessi. Tutto ciò però non dà la certezza della fama e del guadagno facile ma sicuramente è un'opportunità in più per far conoscere i propri lavori. 



giovedì 27 settembre 2012

Il diritto alla libertà d'opinione VS legge contro la diffamazione

Il "caso" Sallusti (vedi link; consiglio anche la lettura dell'articolo incriminato) appare come l'emblema del controsenso, tutto italiano, alla base della normativa vigente in materia di libertà d'espressione. 
Infatti esiste l'articolo 21 della Costituzione che sancisce che: 

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure [...] » 

e poi c'è la legge contro la diffamazione: 

« Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate» (link  di wikipedia in merito)

In sintesi: il diritto alla libertà d'opinione è in contrasto con la legge contro la diffamazione. Questo è quanto sembra trasmettere quanto sopra. Ebbene SEMBRA perché non è così! Entrambi questi articoli hanno il loro motivo d'essere e non sono affatto in contrasto. 
Il punto focale della questione, ovviamente secondo il mio punto di vista, non è "andare in carcere perché si è espressa la propria opinione" ma è questo: si è liberi di dire la propria opinione SE ciò che si dice è inconfutabilmente vero (ovvero se ci sono tesi/prove/fatti a sostegno della propria opinione) e SE la propria opinione non ha una valenza sociale, che quindi potrebbe influenzare altre persone.
Ora, analizzando l'articolo alla base del caso Sallusti e confrontandolo con l'assunto (teorico) in grassetto il risultato è che a) il giornalista dell'articolo incriminato ha esposto opinioni altrui di dubbia veridicità, b) ha espresso una propria opinione attaccando i protagonisti della storia. 
Ergo: il giornalista non avrebbe dovuto esprimere le sue personali opinioni nel modo in cui lo ha fatto. In questo articolo l'autore si è infatti basato su opinioni dubbie ed essendo una persona autorevole, la sua opinione può influenzare il modo di pensare di altre persone.
In questo articolo ha diffamato qualcuno? Il giudice? I genitori? Io non credo, tuttavia un giornalista dovrebbe essere il più possibile obiettivo seguendo le 5W (What?, Who?, Why?, Where?, When?) tralasciando le proprie personali opinioni in virtù della corretta informazione che dovrebbe essere aperta a 360° e in questo articolo non accade.
In conclusione credo che la pena inflitta sia esagerata al caso in questione ma sicuramente Dreyfus (Sallusti o chi per lui) si sarebbe risparmiato l'accusa di diffamazione se, forse, avesse scritto l'articolo non come opinionista di parte ma come un vero giornalista obiettivo.


lunedì 24 settembre 2012

[recensione] "I fratelli Cuccoli" di Aldo Palazzeschi


La trama, fino a metà libro, è interessante in quanto narra della vita di quattro orfanelli (i fratelli Cuccoli come da titolo) viziati dal padre adottivo ma poi, nell'ultima parte, è presente solo la descrizione della routine del vecchio che alla fine si innamora e sposa una ventenne. Conclusione questa che mi è sembrata alquanto affrettata e mal descritta. 
La lettura è comunque piacevole e l'episodio in cui viene narrato lo svolgersi della festa estiva data dalla famiglia Cuccoli, è davvero molto ben riuscito. Peccato per l'ultima parte noiosa e a tratti sbrigativa in cui si liquida in poche frasi personaggi che avevano avuto un ruolo importante nelle pagine precedenti. 

giovedì 30 agosto 2012

[lettura consigliata] "Ragione e sentimento" di Jane Austen

Trama: la famiglia Dashwood ovvero Elinor, Marianne, Margaret e la loro madre, sono costrette a trasferirsi poiché il loro fratello, sposandosi, ha ereditato la casa di famiglia. Le quattro donne lasciano così la loro terra natia, Norland, per abitare in un cottage a Barton Park nel Devonshire con l'aiuto di un loro parente. Elinor, la maggiore delle sorelle, lascia con tristezza Norland anche perché qui ha conosciuto il fratello di sua cognata: Edward Ferrars di cui è innamorata. Nel nuovo ambiente la famigliola presto si circonda di amici affettuosi tra cui un giovane affabile: Willoughby di cui la romantica Marianne si innamora con trasporto. La vita sembra sorridere alla giovane ma Willoughby, d'un tratto, decide di andarsene da Barton. Dopo varie vicende, Willoughby si rivela essere solo uno squattrinato in cerca di una donna ricca da sposare. Nel frattempo Elinor scopre che Edward è fidanzato segretamente con una giovane e che è deciso a proseguire il fidanzamento ma solo per mantenere la propria promessa. Alla fine, dopo alcune vicissitudini, Marianne troverà nel colonnello Brandon, che le è sempre stato accanto, un degno compagno di vita ed Elinor riuscirà a sposare Edward il cui fidanzamento è stato sciolto.

L'autore: Jane Austen nasce il 16 Dicembre 1775 a Steventon, nella contea meridionale dello Hampshire, settimogenita del parroco del villaggio, George Austen. Dopo alcuni scritti piuttosto esili, Jane Austen scrive, tra 1793 e il 1794, in forma epistolare la novella "Lady Susan" seguito da "Elinor and Marianne" (che verrà pubblicato come "Sense and Sensibility" nel 1811). Nel 1813 viene pubblicato "Pride and Prejudice" mentre "Emma" verrà edito nel 1815. L'anno seguente Jane Austen comincia a manifestare i primi sintomi della malattia che la porterà alla morte nel giro di poco più di un anno. Nel 1817 comincerà un nuovo romanzo: "Sanditon" che non terminerà.
Ambientazione: la storia si svolge prevalentemente nel Devonshire e a Londra.
Personaggi principali:

  • Elinor: ha diciannove anni ed è la sorella maggiore di Marianne. E' una persona molto giudiziosa ed è dotata di un'acuta intelligenza;
  • Marianne: è una persona sensibile e intelligente ma irriflessiva in ogni cosa;
  • Willoughby: è un giovane affascinante e allegro. Per certi versi molto simile, nel carattere, a Marianne;
  • Edward Ferrars: di carattere timido ha un animo leale e affettuoso;
  • Colonnello Brandon: ha più di trentacinque anni, di carattere serio e silenzioso e dai modi signorili. 
Linguaggio: lo stile è semplice e disadorno che enfatizza uno spiccato senso dell'umorismo e della parodia del mondo inglese dell'epoca.
Messaggio: "quelli che s'innamoran di pratica sanza scienza, son come 'l nocchiere, ch'entra in navilio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada" (Leonardo Da Vinci)
Giudizio: come tutti i romanzi della Austen è un libro piacevole e intriso dell'umorismo tipico dell'autrice. La storia, dopo aver letto "Orgoglio e pregiudizio" ed "Emma", tende a essere un po' monotona tuttavia il dualismo delle due protagoniste rispecchia, da titolo, la ragione e la sensibilità e quindi i due approcci per vivere il sentimento amoroso. Per quanto mi riguarda sono proprio questi due aspetti che rendono molto interessante questo romanzo, al di là delle vicende narrate che riprendono i cliché già visti negli altri libri della Austen.
A chi lo consiglio: a tutti.

mercoledì 8 agosto 2012

[recensione] "I fratelli Karamazov" di Fëdor M. Dostoevskij

Vengo subito al dunque: non sono riuscita a inserire questo libro nella mia personale lista di "letture consigliate" semplicemente perché reputo questo romanzo dispersivo e a tratti noioso. So di andare contro l'opinione di molti per cui Dostoevskij è uno dei grandi scrittori di tutti i tempi ma, ahimè, per me è solo un bravo scrittore ma non il migliore.
Dopo aver letto "L'idiota" e "Delitto e castigo", che reputo dei romanzi apprezzabili, speravo che questo libro fosse all'altezza della sua fama di "miglior romanzo", "apice della scrittura di D." e via dicendo ma ho dovuto ricredermi. Innanzitutto l'autore si perde fin dal principio nel descrivere con minuzia di particolari tutte le vicissitudini dei personaggi compresi quelli secondari per non parlare delle storie di contorno che ho letto, lo ammetto, di sfuggita.
La trama comunque è semplice e si riesce (nonostante gli interminabili monologhi, discorsi filosofici-religiosi, descrizioni di fatti che con i protagonisti non c'entrano nulla) ad arrivare al fulcro centrale del romanzo ovvero all'omicidio di uno dei protagonisti. Ora non sto qui a descrivere l'intera trama ma è chiaro che alla fine, ovvero dopo ben mille e più pagine, viene svelato il nome del colpevole e viene, di nuovo, descritto in tutti i particolari del caso, il movente e le azioni dell'assassino.
In conclusione consiglio la lettura di questo libro, ma solo perché è considerato uno dei classici della letteratura.

martedì 24 luglio 2012

Loredana Lipperini è Lara Manni?

Leggendo l'articolo di fantasymagazine.it ho scoperto che questa Manni (a me sconosciuta d'altronde non leggo fantasy) è in realtà lo pseudonimo della più famosa Lipperini. Subito ho pensato a un semplice "chi se ne frega" ma, continuando la lettura dell'articolo, mi ha stupito l'ascesa dell'esordiente scrittrice fantasy. Infatti è solo grazie a un "colpo di fortuna" se questa Manni, che si dilettava in fan-fiction come molti altri sconosciuti internauti in un sito dedicato al genere, esordì nel mondo editoriale che conta. Di certo questo colpo di fortuna ha stupito molti all'inizio ma ora... beh ora i dubbi sono molti. Per come la si voglia leggere questa storia, la Lipperini ne esce male: ha preso in giro i suoi fan, i fan della finta Manni e, soprattutto, i suoi "colleghi" sconosciuti del sito fan-fiction & co. Tra l'altro la Lipperini non ha replicato a tali accuse e la Manni non si è fatta più sentire dal suo blog (che strano!). Ad ogni modo, se la domanda del titolo fosse vera (e credo che lo sia) sarebbe bello se la scrittrice-giornalista dicesse la sua e dicesse la pura verità.
Comunque, da oggi in poi, ascolterò le sue chiacchiere in radio con orecchio diverso...

mercoledì 13 giugno 2012

[lettura consigliata] "Baudolino" di Umberto Eco

Trama: In quella zona del basso Piemonte dove, anni dopo, sorgerà Alessandria, Baudolino, un piccolo contadino fantasioso e bugiardo, conquista la stima di Federico Barbarossa e ne diventa figlio adottivo. Tra le altre cose, Baudolino inventa la mitica lettera del Prete Giovanni che prometteva all'Occidente un regno favoloso, nel lontano Oriente, governato da un re cristiano. Baudolino cresce, Alessandria nasce e, anni dopo, spinto dall'invenzione del giovane, Federico parte, col pretesto di una crociata, per andare a riconsegnare al Prete Giovanni la più preziosa reliquia della cristianità: il Gradale, la coppa in cui aveva bevuto Nostro Signore.
Federico purtroppo muore lungo il cammino e Baudolino continua il viaggio verso quel regno lontano che lo porterà tra i mostri di una città cristiana dove si innamorerà di una strana donna.
Baudolino racconta tutto questo a Niceta Coniate, storico bizantino, mentre Costantinopoli brucia e i crociati la saccheggiano. Baudolino comprende, parlando con Niceta, cose che non aveva ancora capito come la morte di Federico. Alla fine, dopo una lunga riflessione su ciò che aveva fatto, Baudolino decide di tornare in Oriente per continuare la ricerca del Regno del Prete Giovanni e per rivedere la donna amata.

L'autore: Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932. E' ordinario di Semiotica e Presidente della Scuola Superiore di Scienze Umanistiche presso l'Università di Bologna. Nel 1980 ha esordito nella narrativa con "Il nome della rosa" da cui è stato tratto il film omonimo del 1987.
Scrittore prolifico; ultimo libro pubblicato: "Il cimitero di Praga".
Ambientazione: la storia si svolge in molti luoghi che costituiscono idealmente il tragitto percorso da Baudolino e da Federico verso il mitico regno del Prete Giovanni: Alessandria e dintorni, Costantinopoli, Castello di Ardzrouni e la città di Pndapetzim (luoghi orientali inventati).
Personaggi principali:

  • Baudolino: è il protagonista del romanzo. Attraverso le sue bugie, dette sempre a fin di bene, riesce a ricreare nella realtà sogni e desideri che si pensavano irrealizzabili;
  • Federico Barbarossa: è l'imperatore dei franchi e diventa il padre adottivo di Baudolino;
  • Niceta Coniate: è uno storico bizantino ed è il ministro del Basileo di Costantinopoli. Baudolino lo salva dalla furia devastatrice dei latini durante il saccheggio della città. Niceta è il confidente a cui Baudolino si rivolge per raccontare la propria storia. 
  • Ipazia: è la donna amata da Baudolino. Non è del tutto umana e ha una cultura ellenistica. Cerca di far capire a Baudolino il vero significato delle cose basandosi sulle teorie dei grandi filosofi greci come Platone.
Linguaggio: nel romanzo sono presenti termini latini e di altre lingue spesso per il solo scopo di mettere in risalto il modo di parlare di quella determinata epoca. Il linguaggio è semplice e presenta vocaboli ricercati solo negli episodi in cui si descrivono i luoghi e i personaggi. Particolarmente interessante è il primo capitolo in cui viene proposta una lettera del protagonista interamente scritta in dialetto lombardo. 
Messaggio: la forza del mito e dell'utopia sconfiggono le barriere della realtà.
Giudizio: il romanzo presenta molte parti descrittive e si sofferma più di una volta sulla realtà storica di quell'epoca. Questi elementi possono risultare devianti nella comprensione di tutta la vicenda in quanto, essendo troppo descrittivi, sembrano essere dei punti di sospensione della storia. La narrazione appare comunque fantasiosa e del tutto distaccata dalla Storia determinando così, per tutto il corso della vicenda, un'atmosfera irreale e di leggenda tipicamente medievale. 
A chi lo consiglio: a tutti coloro che amano i miti e le leggende medievali. 


sabato 12 maggio 2012

[recensione] "La casa del sonno" di Jonathan Coe

Questo romanzo, leggendo la quarta di copertina, ha una trama non troppo originale in quanto racconta le vicende di cinque amici conosciutisi all'università e legati da un sottile filo rosso la cui origine è Ashdown (divenuto, da dormitorio studentesco, clinica dove si cura i disturbi del sonno). Quello che mi ha piacevolmente sorpreso è lo stile narrativo dell'autore che fin dal principio ha esordito nella sua breve nota: "i capitoli dispari sono ambientati negli anni 1983-84, i capitoli pari sono ambientati nel giugno 1996". Il passaggio temporale segue il filo logico delle vicende che non si interrompono con la fine dei capitoli ma, anzi, le ultime frasi del presente si riallacciano nel nuovo capitolo al passato all'interno delle frasi precedenti e così via per ogni capitolo. L'alternanza tra il passato e il presente legata con questo effetto quasi da sceneggiatura cinematografica è una sperimentazione geniale e ben utilizzata anche attraverso una scrittura immediata e priva di inutili fronzoli. Inoltre ho trovato la storia interessante in quanto l'autore ha delineato dei personaggi molto complessi in bilico tra la follia e la normalità espressa nella routine di tutti i giorni. 

domenica 22 aprile 2012

[lettura consigliata] "Senilità" di Italo Svevo

Trama: Emilio Brentani ha una vita molto tranquilla: lavora come impiegato in una società di assicurazioni, si dedica alla propria carriera letteraria e si occupa della propria sorella. Un giorno però la sua vita viene sconvolta dall'incontro con una giovane donna di cui si innamora perdutamente. Questa ragazza, di nome Angiolina, non è però il ritratto della purezza come Emilio se l'era immaginata ma è una donna libertina e sfacciata. L'uomo decide allora di interrompere la loro relazione una volta accertatosi del tradimento di lei tuttavia, il ricordo della ragazza è troppo vivido e così Emilio decide di riallacciare i rapporti con lei.
L'improvvisa morte della sorella lo fa però tornare con i piedi per terra e incolpa la donna della sua trascuratezza nei confronti della sorella malata. Una volta interrotta definitivamente la relazione Emilio comprende chi era in realtà Angiolina e si ripromette di dimenticarla per sempre tornando alla sua antica e tranquilla vita.

L'autore: Italo Svevo è lo pseudonimo dello scrittore Ettore Schmitz nato nel 1861 a Trieste e morto a Motta di Livenza nel 1928. Trascorse gran parte della sua vita nella città natale dove lavorò come impiegato di banca, direttore e socio di un'impresa industriale. A Trieste conobbe James Joyce che fu il suo professore d'inglese e poi costante amico e ammiratore. I suoi primi romanzi, "Una vita" (1892) e "Senilità" (1898), per la novità del linguaggio e dello stile passarono quasi del tutto inosservati. Fu solo con la pubblicazione de "La coscienza di Zeno", grazie anche al riconoscimento di critici famosi quali, oltre lo stesso Joyce, B. Cremieux, V. Larbaud e Eugenio Montale, che il nome di Italo Svevo cominciò a diffondersi in Italia e nel mondo.  
Ambientazione: il racconto si svolge a Trieste e in particolare lungo le vie del centro.
Personaggi più importanti:
  • Emilio Brentani: è il protagonista del romanzo. E' un uomo che si occupa con piena vocazione della sua carriera letteraria, del suo lavoro e di sua sorella. Emilio non ha mai provato che cosa sia l'amore e ciò che comporta ma, una volta conosciuta Angiolina, si dona a lei con tutto il suo cuore ma questo gli causa una sofferenza atroce in quanto non riesce ad accettare il tradimento di lei;
  • Angiolina: è la giovane donna di cui Emilio si innamora. A dispetto dell'apparenza Angiolina è una giovane che ama essere lodata e corteggiata dagli uomini. Utilizza spesso e volentieri delle bugie per scagionarsi dai dubbi di Emilio. E' una ragazza ambigua infatti Emilio, pur amandola, arriverà a detestarla per il suo comportamento sfacciato con gli altri suoi corteggiatori;
  • Amalia: è la sorella di Emilio. E' una donna sola e depressa la cui unica felicità è di aiutare il fratello quando si sente abbattuto. Anche lei non ha mai amato e si sente umiliata dal fatto che il fratello si sia fidanzato ma, a un certo punto, la sua monotona vita cambia: anche lei si innamora. Purtroppo però l'uomo di cui si è innamorata è un amico di Emilio che le dice chiaramente che non è interessato a lei. Amalia si dispera e si ammala perché non trova il conforto di suo fratello. La malattia la porterà infine alla morte.
Linguaggio: il linguaggio utilizzato dall'autore è semplice e chiaro. Non vengono inseriti termini ricercati e, proprio per questo, il racconto appare veritiero perché privo di quella raffinatezza ampollosa in uso agli scrittori dei secoli precedenti. Si pone infatti l'attenzione sui pensieri dei personaggi e, la quasi assenza di descrizioni troppo elaborate, fa sì che la storia appaia moderna e quindi che possa essere compresa da un pubblico più vasto.
Messaggio: << Dov'è amore, è dolore >> (Plauto)
Giudizio: questo romanzo è interessante in quanto la vicenda narrata è rappresentata come se fosse una storia realmente accaduta. Infatti la semplicità del linguaggio e i personaggi (l'impiegato, la sorella che si occupa della casa, l'amico artista e la donna amata troppo libertina), rappresentano uno scorcio della società del novecento. Inoltre fin dal principio l'autore entra nel vivo della storia senza perdere tempo in descrizioni inutili che appesantirebbero la lettura.
Anche la stessa vicenda, nella sua semplicità, è ricca di sentimenti profondi e contradditori come succede spesso nelle vere storie d'amore. Allo stesso modo il protagonista, con le sue contraddizioni e il suo amore-odio per la fidanzata, è un esempio di introspezione psicologica degna di interesse.
Infine questo romanzo pone l'attenzione soprattutto sulla sofferenza che comporta la gelosia per la donna amata e per il rifiuto del proprio amore. E' una storia triste dove l'amore è vissuto in tutte le sue sfaccettature, anche in quelle più negative. 
A chi lo consiglio: a tutti coloro che amano i romanzi sentimentali. Tuttavia questo romanzo è un'eccezione alle storie d'amore a lieto fine ma, per chi ama questo genere di narrativa, questo libro può risultare molto interessante.


sabato 21 aprile 2012

[recensione] "Ritratto in seppia" di Isabel Allende


Il romanzo, narrato in prima persona, delinea la saga di un'intera famiglia e, sebbene sia il tratto distintivo di questa autrice, i fatti narrati spesso sono fin troppo eclatanti e sorprendenti. Dopo aver letto "La casa degli spiriti" questo romanzo è di minore interesse in quanto vengono ripresi gli stessi meccanismi narrativi e, se non fosse per la trama ricca di spunti storici, sembrerebbe una ripetizione. Lo stile è piacevole ma purtroppo i personaggi, sebbene caratterizzati in modo approfondito, svelano sempre e in ogni occasione il loro lato eroico che trionfa sugli avvenimenti storici negativi come la guerra civile cilena. L'unico personaggio veramente interessante di questo romanzo non è la protagonista ma la nonna paterna ovvero Paulina del Valle di cui l'autrice ne inquadra il carattere con i suoi pregi e difetti rendendola l'unico personaggio "reale" dell'intera storia.

mercoledì 15 febbraio 2012

[lettura consigliata] "La valle dell'Eden" di John Steinbeck

Trama: nella valle del Salinas in California vive una famiglia di contadini. Il padre impone ai suoi due figli un'educazione militare e costringe il primogenito Adam ad arruolarsi. Dopo molti anni trascorsi nell'esercito Adam torna finalmente a casa dove rimane per qualche tempo. Un giorno, insieme al fratello, Adam soccorre una ragazza ferita di cui si innamora follemente e ben presto la sposa. Sua moglie è però una donna fredda e calcolatrice e, una volta dati alla luce due gemelli, decide di andarsene e di diventare la proprietaria di un bordello, ma per far questo spara ad Adam che precipita in un periodo di depressione. Con lo trascorrere degli anni Adam riesce a dimenticarla occupandosi dei suoi due figli Cal e Aaron, con l'aiuto di un suo amico irlandese e del suo servitore cinese. Una volta ragazzo Cal, il più cupo dei due gemelli, scopre chi è veramente sua madre e per vendicarsi di suo fratello, che per la sua gentilezza e bellezza è amato da tutti e maggiormente dal padre, gli fa conoscere sua madre. Aaron, inorridito e disperato da quella scoperta, si arruola nell'esercito e poco tempo dopo muore in un combattimento contro i tedeschi durante la prima guerra mondiale. Adam si riammala di nuovo e Cal, disperato da ciò che ha fatto, gli chiede perdono ottenendolo solo con una parola ebraica: "Timshel" ovvero "tu puoi".

L'autore: John Steinbeck nacque a Salinas in California nel 1902. Dopo un'educazione scolastica incompleta visse per un certo periodo dei più disparati mestieri. Si trasferì poi a New York come giornalista dove, nel 1935, il racconto "Tortilla Flat" (piano della Tortilla) segnò il suo primo grande successo. Nel 1937 scrisse "Uomini e topi" che gli valse il premio Pulitzer, seguito dal suo capolavoro "Furore", epica rappresentazione della lotta di classe in America. Tra la produzione degli ultimi anni i libri più significativi sono "La valle dell'Eden" e "L'inverno del nostro scontento".
Ambientazione: l'intera storia si svolge nella valle del Salinas nella California settentrionale.
Personaggi più importanti:  
  • Adam Trask:    è il protagonista del romanzo. E' un uomo sensibile e spesso è influenzato dalle sue emozioni e dalle sue sensazioni;
  • Cathy Trask: è la moglie del protagonista ed è il personaggio "cattivo" della storia. E' una donna calcolatrice e senza cuore;
  • Caleb Trask (detto Cal): è il figlio del protagonista ed è l'opposto del fratello gemello Aaron. E' un ragazzo pieno di contraddizioni: cerca di fare del bene agli altri ma in realtà causa solo problemi e dolore alla propria famiglia;
  • Aaron Trask: è il fratello di Cal. E' di bell'aspetto e ha un carattere dolce e gentile ma non accetta il mondo circostante se non lo ha creato lui;
  • Li: è il servitore cinese della famiglia Trask. E' un buon uomo e un ottimo consigliere che aiuterà più di una volta lo stesso Adam e i suoi figli in situazioni difficili e complicate;
Linguaggio: l'autore utilizza un linguaggio chiaro e semplice arrichito da intendimenti moralistici attraverso l'intreccio di spunti simbolici e di una fantasia di mito. Ci sono molte descrizioni dove l'autore utilizza termini più specifici e ricercati, soprattutto nelle descrizioni di luoghi e personaggi.
Messaggio: la religione ha un ruolo importante nella vita delle persone perché porta speranza nel cuore disperato e gioia a chi sa ascoltare se stessi e gli altri. Infatti nel romanzo l'ultima parola del protagonista, che sancisce il suo perdono verso il figlio, è "Timshel", una parola ebraica che significa "tu puoi" ovvero "puoi scegliere la tua strada, percorrerla lottando, e vincere".
Giudizio:  questo romanzo è molto interessante perché la narrazione della storia si collega a fatti storici realmente accaduti che si collegano a loro volta a ideologie e miti alimentati dal popolo americano di quell'epoca. Infatti il romanzo è articolato in modo tale che la saga familiare vada a pari passo con l'evoluzione della società americana. La prima parte, però, in cui si descrive gli antenati dei protagonisti, può risultare monotona e deviante verso la vera vicenda che inizia dalla seconda parte del romanzo.
A chi lo consiglio: a tutti coloro che amano questo genere di narrativa in cui storia reale e vicende fantastiche si incrociano sullo sfondo delle contraddizioni, dei sogni e delle ideologie della società americana contemporanea abilmente descritte dall'autore.

giovedì 9 febbraio 2012

[recensione] "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano

Ho letto questo romanzo, incuriosita più per il clamore suscitato dal libro che dalla storia in sé. Ebbene... personalmente l'ho trovato noioso e scontato. La storia narra della vita dei due protagonisti: entrambi con un'infanzia difficile e traumatizzante alle spalle. Questi due personaggi vivono la loro banale vita, scandita da episodi che ricordono i telefilm da nerd "made USA" che vanno tanto di moda oggi, con il peso del loro trauma infantile. Il punto è che non sono traumi da poco, cosucce che  possono capitare a tutti i bambini, ma veri e propri casi da psicologo. Infatti il ragazzo cresce con il rimorso di aver abbandonato la sorella gemella al parco e la ragazza cresce con la gamba storpia causata da un incidente con gli sci. Quello che mi ha stupito, leggendo la storia, è il fatto che l'autore non faccia riferimento a un aiuto concreto dall'esterno come psicologi, associazioni o quant'altro e perfino le famiglie dei protagonisti sembrano vivere in un mondo apatico e irreale. Solo una volta l'autore accenna, in un'unica frase, che il ragazzo era stato costretto ad andare dallo "strizzacervelli" e poi più nulla. I protagonisti, abbandonati a se stessi, cercano così di affrontare la loro vita e il loro trauma alla loro maniera ovvero uno diventa autolesionista e l'altra anoressica. 
Ora, tralasciando il fatto che l'argomento del trauma di per se stesso è trattato nel testo con superficialità, mi chiedo quale morale volesse dare l'autore tramite la sua storia. Infatti, arrivata alla fine, non ho compreso quello che volesse comunicarmi. Voglio dire: se questo testo fosse un semplice romanzo di svago la storia non rientrerebbe in alcun sottogenere sentimentale dato che l'intreccio è lineare e non ci sono colpi di scena eclatanti. Fortunatamente la narrazione è scorrevole e non prolissa quindi di facile lettura ma, a ben vedere, questi aspetti positivi non rendono giustizia ad un testo che sembra, nella struttura narrativa, un semplice susseguirsi di eventi. Il romanzo appare, sotto questo punto di vista, una semplice descrizione della vita dei protagonisti senza approfondimento sul tema portante della storia stessa: il sentirsi diverso. 
Anche il titolo "la solitudine dei numeri primi" non ha di per sé alcun significato in quanto è solo una consuetudine dei matematici l'analisi di questi numeri, però dovrebbe essere letta come una metafora della vita dei due protagonisti. Sbagliato! La metafora non può sussistere perché i due personaggi non sono come i numeri primi in quanto hanno scelto di esserlo e non lo sono a priori. Mi spiego: mentre i numeri primi esistono in quanto tali, i protagonisti non nascono "diversi" ma lo diventano e in modo del tutto cosciente. In definitiva credo che questo romanzo abbia delle premesse interessanti come, appunto, il tema della diversità e del trauma ma, ahimé, tutto rimane in sospeso, senza alcuna soluzione e, forse, è proprio questo il messaggio che voleva comunicare l'autore...(?).

Libro sconsigliato

venerdì 27 gennaio 2012

[lettura consigliata] "Resurrezione" di Lev N. Tolstòj


Trama: il principe Nechljudov rivede Katjuša, che da giovane era stata una cameriera presso le zie di N. e che l’uomo sedotte, durante un processo in cui N. è uno dei giurati e Katjuša uno degli imputati in un caso di omicidio. Katjuša è innocente, ma il suo ruolo di prostituta e un vizio di forma fa sì che venga condannata ai lavori forzati in Siberia. Nechljudov, per aiutare Katjuša e per scacciare il suo senso di colpa verso la ragazza, viene a contatto con gli ambienti più disparati: dagli uffici della giustizia in cui regna l’immoralità alle carceri in cui vivono carcerati e deportati in condizioni disumane. La resurrezione di Nechljudov sarà religiosa e rivolta ad aiutare proprio i deportati, gli umiliati, gli offesi, che sono immagini di Cristo. In questo senso si capiscono, e sono legittime, le pagine conclusive del libro, un commento di Nechljudov al capitolo XVIII del Vangelo secondo Matteo.
L’autore: il 28 agosto 1828 nasceva nel governatorato di Tùla il conte Lev N. Tolstòj.
Nell’arco di tempo che va dal 1851 al 1874 Tolstòj si occupò esclusivamente alle sue opere letterarie di cui il suo famoso romanzo “Guerra e pace” ma anche “Quattro epoche di sviluppo”, “Felicità domestica” e “Anna Karenina” e molte altre riguardanti la sua esperienza nella guerra del Caucaso. Risalgono forse al 1876 le prime serie crisi di Tolstòj nei confronti della Chiesa ortodossa e nel 1881 si dedicò alla traduzione e al commento del Vangelo. Negli anni ’90 Tolstòj scrisse “Resurrezione” e la stesura di questo romanzo fu particolarmente laboriosa: durò circa dieci anni. Le opere più interessanti, oltre a “Resurrezione”, sono: “Padre Sergèj”, “Chadži-Muràt” e il dramma “Il cadavere vivente”. Negli ultimi anni della sua vita Tolstòj si allontanò da tutti coloro che conosceva e si sistemò in un villaggio di contadini dove il 7 Novembre 1910 morì dopo una breve malattia.
Ambientazione: la storia si svolge, alternata alla descrizione degli uffici amministrativi, all’interno delle diverse carceri in cui viene rinchiusa la protagonista.
Personaggi più importanti:
-       Dmitrij Ivànovič Nechljudov: è il protagonista del romanzo. È un principe e, come tutti i nobili, vive nel più completo ozio ma, una volta ritrovato il suo antico amore, decide di cambiare vita e di espiare la propria colpa verso la ragazza aiutandola nella sua vita all’interno del carcere. Qui N. incontra persone  ipocrite come i funzionari ma anche persone buone condannate ingiustamente che N. cercherà di aiutare nel miglior modo possibile.
-       Katjuša Màslova: è la donna che il principe cerca di aiutare perché condannata ingiustamente. Katjuša ha avuto, nel corso della sua vita, alcuni cambiamenti morali molto significativi: da giovane era una ragazzina onesta e timida ma, una volta sedotta da Nechljudov, diviene una prostituta sfacciata e senza pudore. L’aiuto di N. la farà però riflettere sulla sua vita passata desiderando tornare come era da giovane, grazie anche all’aiuto affettuoso di Mar’ja Pàvlovna, una sua compagna di sventura.
-       Mar’ja Pàvlovna: è una donna gentile e premurosa con tutti. Diviene amica di Katjuša durante il tragitto verso la Siberia. Anch’ella è condannata ma, diversamente da Katjuša, come prigioniera politica. Il suo ruolo è importante nel ripensamento di Katjuša infatti, grazie al suo aiuto, K. rinnegherà il proprio passato di prostituta per aiutare gli altri prigionieri.
Linguaggio: l’autore utilizza un linguaggio ricercato soprattutto nei termini utilizzati per descrivere i personaggi e i luoghi dove si svolge la storia. Inoltre, all’interno del romanzo, ci sono, oltre a una grande quantità di nomi russi di difficile pronuncia, delle frasi scritte in francese. Probabilmente l’autore voleva mettere in risalto la ricercatezza e la finezza della lingua parlata in uso all’aristocrazia russa di quel periodo.
Messaggio: l’uomo, attraverso l’aiuto che dona agli altri, è in grado di accettare il proprio passato e di affrontare con serenità il proprio futuro.
Giudizio: questo romanzo è molto interessante perché descrive in tutta la sua complessità il lussuoso mondo aristocratico russo contrapposto alla miseria dei poveri e dei carcerati non sempre condannati giustamente. Questo parallelo si può riscontrare anche nella psicologia dei due protagonisti: infatti il titolo “Resurrezione” non riguarda solo il cambiamento spirituale di Nechljudov ma anche il ripensamento graduale di Katjuša verso la propria vita passata.
La vicenda del processo e del tragitto verso la Siberia vengono inoltre narrati con maestria facendone risaltare tutti i lati negativi: dalla poca serietà con cui i giudici discutono il caso all’indifferenza dei carcerieri per i bisogni dei detenuti. L’autore ha quindi cercato di illustrare in modo più che esaustivo l’atmosfera di oppressione verso coloro che non erano inseriti nella categoria “cittadini modello” descrivendo, attraverso i dialoghi tra il protagonista e i funzionari della giustizia, i pensieri e le critiche della classe privilegiata verso il mondo contadino e suburbano. Tuttavia, all’interno della storia, ci sono alcune parti che risultano monotone perché ripetitive e prive di qualche effetto sorpresa come l’andirivieni del protagonista dagli uffici giudiziari alle carceri. L’andatura della narrazione è inoltre lineare, il lettore può capire in anticipo ciò che farà il protagonista: infatti non ci sono colpi di scena perché tutte le azioni sono studiate proprio per spiegare e motivare le critiche del protagonista-autore verso la società di quel tempo.
Comunque il romanzo è interessante per capire come l’autore prenda lo spunto dalla netta divisione culturale tra i ricchi e i poveri per criticare aspramente, attraverso questo romanzo, il modo di pensare dei nobili ponendosi a difesa dei poveri e dei carcerati.
A chi lo consiglio: a tutti coloro che amano questo genere di romanzi in cui la storia narrata, ambientata nella Russia dell’Ottocento, assume il ruolo di intermediario tra il lettore e il punto di vista critico dell’autore.

domenica 22 gennaio 2012

[recensione] "L'eleganza del riccio" di Muriel Barbery

 I protagonisti di questo romanzo sono tre: una portinaia finta tonta che ama leggere Tolstòj, una ragazzina intelligente e saccente della serie “so tutto io”, e un ricco giapponese che ahimè spunta dal nulla da metà storia in poi. Ho scritto ahimè perché di tutti i personaggi di questo romanzo, dai protagonisti alle “macchiette” stereotipate dei vicini di casa delle due protagoniste, il giapponese è l’unico personaggio interessante. Infatti è l’unico, in questo romanzo, che non giudica ma agisce in una storia che sembra un’accozzaglia di pensieri filosofici e di critiche alla cultura chic parigina che l’autrice mette in bocca alle due protagoniste. E veniamo alle due protagoniste che, ovviamente, fingono di far parte della borghesia chic di Parigi che, forse, l’autrice non ama. Sia la portinaia che la ragazzina, infatti, recitano la loro parte all’interno del micro cosmo del palazzo in cui la storia si svolge. Entrambe criticano il modo di vivere dei loro vicini di casa astutamente caratterizzati come stereotipi viventi ovvero: la vicina elegantissima e superficiale, la ragazza amante della natura che vuole diventare veterinaria e quindi si occupa dei mici del palazzo, la sorella della protagonista studentessa universitaria finta chic che in realtà è ignorante (facendo discorsi pseudo seri che “fanno tanto chic”), i genitori della bimbetta “so tutto io” che pensano solo al lavoro o allo shopping, la domestica amica della portinaia che viene descritta come una vera “lady” in contrasto con la superficialità dei ricchi. Le vite di queste comparse sono così solo il pretesto, per l’autrice, per criticare aspramente la superficialità della cultura alto-borghese francese, in contrapposizione alla vera bellezza che si cela nelle cose semplici e di cui è il portavoce il giapponese amico delle due protagoniste.

Ecco, il fatto di criticare la cultura contemporanea lo trovo lodevole ma il modo in cui l’autrice, che ricordo essere una professoressa di filosofia, espone le sue critiche mi ha lasciato basita. Le due protagoniste infatti giudicano dall’alto in basso la loro cultura come se fossero detentori di un sapere superiore e, così facendo, non solo non riescono a scostarsi dalle macchiette stereotipate di cui sopra ma diventano esse stesse degli stereotipi. Ho trovato inoltre particolarmente irritante la caratterizzazione della ragazzina saccente e arrogante che, per fare un dispetto alla sua famiglia alto borghese stereotipata, medita il suicidio (che alla fine non compie).

In conclusione, credo che questo romanzo manchi di quella forza coinvolgente che animano i romanzi di Tolstòj, di cui si fa riferimento nel testo e che sono pura critica sociale. Infatti Tolstòj non critica mai in prima persona, tramite i propri protagonisti, la cultura russa della sua epoca ma lo fa in modo indiretto tramite le vicissitudini dei personaggi e l’accurata descrizione dei modi di pensare e d’agire dell’aristocrazia di quel tempo. Ovviamente Tolstòj è un maestro in questo e non vi è dubbio che sia arduo nell’imitare ma l’autrice, nel provarci, avrebbe apportato di certo dei miglioramenti a questo romanzo. In questo modo il lettore avrebbe potuto crearsi una propria opinione, libero di essere d’accordo o meno con il punto di vista dell’autore e non, come avviene invece in questo romanzo, limitarsi a leggere le critiche personali dell’autrice. 

martedì 10 gennaio 2012

Le origini di "Clarissa"

La storia intitolata "Clarissa" rispecchia, per quanto riguarda la protagonista, un mio scritto di dieci anni fa intitolato "Il cucciolo che diventò adulto". Ovviamente era una storia acerba e lineare con pochi personaggi e in prima persona (avevo dopotutto solo 15 anni). Salvato su floppy disc è andato perduto come l'originale cartaceo tuttavia sono riuscita a ritrovare tra i miei file un brano che ripropongo qui. In questo testo si narra della vita di una bambina nobile di nome Clarissa Loria Chactuelles. Le vicende sono pressoché banali ed è per questo che ho mantenuto, nella nuova storia, solo il personaggio di Clarissa. 





I miei ricordi si fanno nitidi da quando avevo dodici anni. Quello che ricordo con più affetto è la mia città natale, Montpellier. Una piccola cittadina borghese affacciata sul Mar Mediterraneo. La mia famiglia era benestante. Mio padre era un conte della famiglia dei Chactuelles, molto nobile per raffinatezza di usi e costumi.

Io ero poco meno di una piccola signorinella che, come tutte le bambine, desiderava che tutte le attenzioni fossero solo per lei. Ero piccola e difficilmente preferivo studiare latino, la letteratura greca e romana, musica e arte invece che giocare felicemente con le bambole. 

Un giorno la signora Regnoforst, l’insegnante di latino, non vedendomi cominciò a chiamarmi a voce alta:

- Signorina Clarissa Loria (questo è il mio nome), signorina Clarissa, signorina dove siete?

Mia sorella Sofia, che aveva quattordici anni, non si stupì per la mia assenza perché ormai tutti in famiglia, tranne i professori che avevano la testa sempre tra i libri, avevano capito che di tutte quelle discipline non me ne importava niente.

Anche Sofia dopo un po’ cominciò a chiamarmi perché era ormai da un’ora che mancavano dalle lezioni e si stava preoccupando anche lei:
- Avanti Clari vieni fuori, non ho voglia di giocare a nascondino con te. Non fare la bambina come al solito. Avanti, è quasi l’ora del the.
La mia famiglia aveva l’abitudine di fare merenda alle cinque, come gli inglesi, anche se mio padre detestava essere chiamato l’inglese di Francia.
Io ero scappata da quelle lezioni perché le temevo. Temevo le tante sgridate che mi dava la signorina Regnoforst perché sbagliavo sempre i verbi e alcuni strani nomi latini.
Ero andata quel pomeriggio al bel laghetto del nostro parco. Volevo vedere i pesci che sguazzavano liberi e felici, le farfalle che mi facevano il solletico e i fiori tricolori che attiravano le api per i loro colori sgargianti. Era tutto meraviglioso in quel caldo pomeriggio estivo. Ero immersa nei canti degli uccelli, non paragonabili allo stridere della signorina Regnoforst. Sentivo il dolce flusso della corrente del laghetto, il soffio del vento simile per me ad un canto di un angelo…le cose cominciarono a sfocarsi fino a divenire un tutt’uno. 
Sentii una folata più forte proveniente dagli alberi di fronte a me. Mi svegliai e sentii le grida disperate della signorina Regnoforst. Capii che era vicina quindi mi alzai e corsi verso la parte opposta da dove provenivano le urla. Non volevo essere scoperta, non quel pomeriggio almeno. Corsi. Corsi affannosamente per le colline del parco. Mi fermai. Non sentii più le grida della signorina, forse l’avevo seminata. Tesi l’orecchio. Niente, solo qualche canto d’uccello. Ero finita in mezzo ad una fitta pineta. 
Non conoscevo quel luogo, non ricordavo di esserci mai stata…sì mi ero persa. Cominciai a gironzolare in giro in cerca dei passi che avevo fatto per arrivare lì. Non c’era traccia di impronte perché c’erano foglie secche, aghi di pino e non la nuda terra. Cominciai ad innervosirmi. Gridai aiuto perché era l’unica possibilità che qualcuno mi sentisse. Era una cosa sciocca per me: io, Clarissa Loria Chactuelles, mi ero persa. Era l’ora del the e pensai a mia sorella che si stava godendo del buon the con qualche biscottino.
Sentii d’un tratto un fruscio. Mi acquattai dietro ad un piccolo arbusto, stetti ad ascoltare. Erano passi…una voce maschile, da ragazzo, disse:
- Chi c’è qui? Ho sentito delle urla, c’è qualcuno qui?
Saltai fuori. Era Carlos, un bel ragazzo di quattordici anni che lavorava per la nostra famiglia prendendosi cura dei nostri cavalli.
- Carlos, dissi, meno male che mi hai sentito.
Lui rispose:
- Oh, siete voi signorina Clarissa. Vi stanno cercando,
disse ascoltando le urla di mia sorella e quelle della signorina Regnoforst in lontananza.
- Eh già Carlos…, diventai tutta rossa e lui cercò di trattenere le risa.
- Siete così buffa, chiedere aiuto quando le urla dei vostri familiari si sentono fino al paese!
- Non volevo essere aiutata da loro… - Perché no?, mi chiese lui.
Cominciai così a raccontargli tutto quello che era successo e alla fine scoppiò a ridere mentre io ero diventata rossa per la vergogna.
Alla fine però mi riportò al laghetto congedandosi da me con un bacio sulla guancia che mi parve come una provocazione. Lo lasciai e ritornai a casa.
Mi sgridarono più volte soprattutto mia madre dicendomi che dovevo seguire le lezioni per il mio bene e che la signorina Regnoforst era stata molto in pensiero per me tanto che aveva avuto una crisi di nervi. Da quel giorno infatti non la vidi più spesso. Mio padre era in un angolo a fumare la pipa in modo assente senza accorgersi che ero tornata a casa. Quando finì la ramanzina era già ora di cena. Quella cena fu un vero e proprio mortorio. Nessuno parlava e tutti pensavano ai propri affari: mio padre a mangiare, mia madre a tenermi d’occhio nel caso in cui scappassi dalla finestra del terzo piano, Sofia ai suoi affari di cuore con un ragazzino nobile che si dava troppe arie ed io a cercare di capire che cosa pensassero.
Mio padre era piuttosto severo con me e mia sorella. Voleva che diventassimo delle bravi mogli un giorno ma ormai si era arreso con me, sperava solo che non diventassi un maschiaccio. Era però anche molto buono e spesso ci raccontava qualche vecchia storiella sull’origine della nostra prestigiosa famiglia quando noi ragazze lo stuzzicavamo.
Nostro padre ci raccontò una leggenda molto carina sulle origini dei Chactuelles ancora quando avevo dodici anni ma continuò a raccontarcela più volte in seguito. 

Un ragazzo che aveva quasi sedici anni, iniziò a raccontare mio padre, non sapeva come racimolare soldi. Era povero e ad ogni persona che si avvicinava gli chiedeva degli spiccioli. Un giorno un vecchio signorotto gli passò vicino e, Gioacchino, così si chiamava, gli chiese degli spiccioli. L’uomo gli diede tre denari, molto per un povero! Gioacchino era felice e lo ringraziò con molte riverenze. Sapeva però che bastava solo per comprare qualche pezzo di pane e il giorno seguente sarebbe ritornato di nuovo al verde. Allora sapete che cosa ha fatto?, ci chiese nostro padre guardandoci sorridendo, Gioacchino non li spese per il pezzo di pane ma si giocò i tre denari che aveva facendo una scommessa con un suo amico che ne aveva sedici. Gli propose che chi avesse corteggiato una signorina nobile e fosse riuscito a farla ridere avrebbe vinto tutti i denari. L’amico accettò. Il giorno dopo si ritrovarono al posto stabilito e aspettarono che passasse una signorina lungo la via. Le ore passavano inutilmente ma, ad un certo punto, ecco spuntare una signorina ben vestita, elegante, che passeggiava con aria non curante. L’amico si propose subito e iniziò a parlargli come un gentiluomo ma fu inutile, la ragazza non lo ascoltava. Gioacchino allora si inchinò davanti a lei e iniziò a parlarle anch’esso come un gentiluomo e le raccontò una barzelletta molto sciocca. La ragazzina dapprima non lo guardò ma poi cominciò ad ascoltarlo e alla fine iniziò a ridere divertita. Gioacchino vinse la scommessa. L’amico restò di stucco e se ne andò a mani vuote. Quando Gioacchino non lo vide più disse alla ragazza:
- Grazie Marika sei una vera amica. Ma dove hai trovato questi bei vestiti?
Lei rispose:
- Mio caro, ogni ragazza ha i suoi segreti, che sia nobile o povera.
Gioacchino diventò presto ricco perché comprò un piccolo locale con i diciannove denari e grazie anche a Marika divenne un prestigioso locale per nobili. Naturalmente ridiede al suo amico tutti i sedici denari inoltre cambiò il suo cognome e si fece chiamare Gioacchino Chactulles, il nostro trisavolo.
Questa storiella diventò col tempo molto noiosa perché mio padre raccontava queste assurde storielle solo per avere un po’ di attenzione per sé. Certe volte era peggio di me e le raccontava in ogni occasione.
L’estate era appena iniziata e spesso andavo con Sofia al laghetto, a cavallo o a piedi. Era bello. Sofia era una ragazza molto più saggia di me e sapeva sempre la risposta a tutte le domande che le facevo. Era bella: aveva i capelli castani e lisci, gli occhi verde acqua ed era alta e magra. Ogni ragazzo di Montpellier la sognava, anche Carlos. 

Un giorno, verso pomeriggio, io e Sofia cavalcavamo felici lungo le vallate di alcune piccole colline. Stavamo parlando di fiori e di piante:

- Lo sai Clarissa che i fiori sono i migliori amici delle ragazze?

- Davvero?!, le dissi con sorpresa.

- Già, si vede che tu sei ancora piccola, non puoi capire certe cose.
- Certo che le posso capire, dissi fermando di botto il cavallo. Lei sorrise e continuò:
- Non fare l’orgogliosa, hai solo dodici anni. Non puoi capire quello che ti sto dicendo.
- Non è difficile capire che per te i fiori sono importanti ma per me sono solo belli e profumati tutto qui. 
- Ah Clarissa, Clarissa…, mi disse in tono ironico per troncare la conversazione.
Continuammo così a galoppare fino alla stalla dove le chiesi:
- Sofia, c’era qualcosa che legava i fiori con qualcos’altro?
- Vedi Clari ogni giorno è un giorno nuovo in cui puoi cambiare il percorso del tuo destino. Tu sei libera come un uccellino, devi solo stare attenta a non incappare nei rovi ricordatelo.
Quello che mi disse mi sembrò allora così semplice ma anche così difficile.
Le estati corsero via come gli autunni, gli inverni tristi e le primavere gioiose. Avevo ora compiuto quattordici anni ed ero diventata una brava ragazza che seguiva le lezioni e spesso cantavo e suonavo l’arpa, uno strumento che mi piaceva molto, accompagnata dal pianoforte che Sofia era brava a suonare. Spesso facevamo dei duetti che piacevano molto ai nostri genitori.

Un giorno dei baroni di una vicina cittadina ci invitarono ad una caccia alla volpe. Non mi entusiasmò l’idea di vedere un animale così agile, fiero e furbo venire ucciso in modo brutale ma ci andai costretta da mio padre che amava molto questo tipo di ritrovi.
Salimmo così in una carrozza antica, forse appartenuta al nostro trisavolo Gioacchino. Il castello di questi baroni non era molto lontano dalla nostra villa. La nostra si affacciava sul mare mentre i baroni abitavano in una altura. Arrivammo accompagnati dai nostri servitori, compreso Carlos, che ci seguirono a cavallo fino al castello. Mi parve immenso. Salimmo delle rampe di scale che ci portarono all’ingresso. Da lì si poteva scorgere la linea del mare all’orizzonte, tutto intorno il silenzio come un quadro dove appaiono colline verdi, il mare blu e l’infinito cielo sgombro da nubi. Mi accorsi che solo io contemplavo quel meraviglioso spettacolo e, sinceramente, mi vergognai molto quando mi chiamarono perché ero rimasta indietro. 
Non ero più vivace come una volta. Ero diventata sentimentale e ogni sciocchezza che facevo a dodici anni ora non pensavo minimamente di rifare. Volevo però ritornare ad essere quella di una volta: spiritosa, vivace, sincera e menefreghista dei grandi e dei loro noiosi balli e feste a cui la nostra famiglia non si sottraeva. Rattristata per la gioventù passata e che ormai non potevo più rivivere entrai in quella grande casa che profumava di misteri e nascondeva la tristezza di essere nobili. 
Si aprì il grande portone ed entrammo. Ci accolsero dame e cortigiani, nobili e sguattere. Quest’ultime ci indicarono le nostre stanze perché saremmo rimasti per qualche giorno. La mia era bella però, quando guardavo fuori, non c’era il mare ma solo alberi. Presa dalla nostalgia di casa corsi fuori e andai in atrio. Lì c’era ancora qualche nostro servitore che chiedeva degli ordini. Lì trovai anche Carlos, corsi da lui e gli chiesi:
- Cosa fai ancora qui?
- Sto aspettando ordini. Voi cosa ci fate qui? Vostra sorella Sofia, vostra madre e vostro padre vi stanno aspettando in salotto. Non restate qui, andate.
- Non voglio andarci, di sicuro avranno iniziato a parlare di caccia perché è questo il motivo per cui siamo qui. Anche tu parteciperai alla caccia alla volpe?
- Sì ma solo come sostegno.
A queste parole fui quasi emozionata al pensiero che ci sarebbe stato anche lui. Ora tutto era diverso. Gli dissi: - Va bene Carlos, ci vediamo in giardino.  - Venite anche voi? Credevo che alle dame non fosse concesso parteciparvi.
Ci rimasi male alle sue parole perché per lui ero solo una fragile ragazza tuttavia fui felice nel constatare che mi considerava una dama. Ero importante per lui e quindi non voleva che mi capitasse qualcosa durante la caccia. Capii in quel momento anche il bacio che mi diede al laghetto anni prima. Diventai subito rossa e mi allontanai da lui per visitare il castello.
Il castello era grande ma ben presto persi la voglia di visitarlo. Ritornando nella mia stanza mi accorsi che qualcuno mi aveva seguito.
- Salve signorina Clarissa Loria Chactuelles.
- Chi siete?, dissi voltandomi verso la voce.
Era un ragazzino lentiggnoso, robusto, molto più alto di me e vestito elegantemente.
- Sono Jack Man Lousser
- Come sapete il mio nome?
- Molti nobili parlano di voi signorina
- Davvero?
Ormai non mi interessava più parlargli. Mi stava antipatico soprattutto per i suoi modi.
- Naturalmente, se volete facciamo un giro per il castello signorina?!
- Oh no, sono stanca e i miei genitori mi stanno aspettando in salotto. Piacere di averla conosciuta sir Jack.
- Il piacere è tutto mio. 
Mi allontanai alla svelta da lui e andai in salotto. 
Qui mio padre aveva appena iniziato a parlare di caccia (cosa che odio) con il barone e quando si accorse che ero entrata mi presentò al padrone di casa dicendo nome, età e ogni pregio che avessi. Alla fine perse interesse nel parlare di me ma il barone continuò:
- Siete molto bella signorina Clarissa!
- Grazie, dissi inchinandomi distrattamente.
-Vostra sorella Sofia non vi batte di certo!Mi disse guardando Sofia che leggeva un libro trovato nella valigia. Gli sorrisi ma il barone mi guardò di stiscio ricominciando a parlare con mio padre; forse gli avevo fatto una brutta impressione con quel sorriso stralunato.  Mi congedai e andai in giardino, dovevo prendere una boccata d'aria, quel castello mi sembrava una prigione. Arrivò il giorno successivo, tutti erano già a mangiare in un gigantesco salone abbellito con enormi dipinti alle pareti e con un interminabile tavolo al centro. Ero, come al solito, l'ultima. Feci una corsa ma sbagliai più di una volta la stanza: mi ero persa di nuovo!  [...]